Asti-e

astie.it DICEMBRE 25 44 Quando le nebbie invernali si dira- dano sulle colline del sud Astigiano, lasciando intravedere il profilo dolce e ordinato dei vigneti a riposo, emerge la bellezza discreta di Azzano d’Asti. Piccolo comune, ma grande custode di storia e tradizioni, Azzano si posi- ziona come una gemma incastonata nel paesaggio, offrendo ai visitatori un’esperienza che coniuga la tranquil- lità della campagna piemontese con l’eco lontano di eventi cruciali per il territorio. Radici Profonde: L’origine di Azza- no è antica, talmente antica da affon- dare le sue radici nell’epoca romana. Si ipotizza che il toponimo derivi dal nome gentilizio di un possidente ter- riero, forse Adius o Attianum, a testi- moniare una colonizzazione stabile già in quel periodo, favorita dalla posi- zione strategica del colle che domina la valle del Tanaro. La sabbia di queste colline, ricca di conchiglie fossili, rac- conta un passato geologico remoto, dove un tempo si estendeva il mare padano. Con l’arrivo del Medioevo, il borgo assume un ruolo centrale. Un docu- mento del 897 ne attesta l’esistenza e, soprattutto, fiorisce l’attività religiosa con la fondazione, tra il X e l’XI seco- lo, del Monastero Benedettino di San Bartolomeo (talvolta ricordato come 937 o 950). Sebbene questo com- plesso monumentale sia andato qua- si completamente perduto — raso al suolo nel 1801 e con le sue pietre riuti- lizzate per le costruzioni locali — il suo nome e la sua influenza sono ancora vivi nella memoria e nelle tradizioni locali. La storia di Azzano è indissolu- bilmente legata a quella di Asti e alle Asti è | VALLE BELBO contese che hanno segnato il Piemon- te. Nel 1158 Federico I Barbarossa ri- conobbe formalmente il borgo come parte del libero Comune di Asti. Tutta- via, pochi anni prima, nel 1155, Azza- no fu teatro di un evento drammatico: la conquista e il saccheggio da parte delle truppe imperiali del Barbarossa, un episodio che lo rese tristemente fa- moso in tutta la regione. La Memoria che Ritorna: L’Azzano in Fiamme Questa dolorosa pagina storica non è rimasta solo nei libri: è divenu- ta la scintilla per una delle rievocazio- ni storiche più sentite dell’Astigiano, “1155. Azzano in fiamme”. Pur svol- gendosi solitamente a giugno, la sua importanza ne fa un elemento fonda- mentale dell’identità azzanese. Questa manifestazione, animata da centinaia di figuranti, trasforma il centro storico in un vivace borgo medievale, con mercati, duelli, me- nestrelli e, soprattutto, l’emozionante rappresentazione dell’insurrezione popolare contro i frati dell’Abbazia e l’arrivo finale delle truppe imperia- li, che culmina, al crepuscolo, con il suggestivo “rogo” finale, a ricordare le fiamme che devastarono il paese. È un momento catartico e di forte coesione per la comunità, che celebra la propria resilienza e il legame indissolubile con il passato. I Silenziosi Testimoni della Fede Nonostante la perdita del Mona- stero di San Bartolomeo, Azzano con- serva altri preziosi segni della sua sto- ria religiosa e civile. La Chiesa Parrocchiale di San Gia- como Apostolo: questa chiesa, origi- nariamente dedicata a Santo Stefano e menzionata già in un diploma del «Da Adius a comune riconosciuto dal Barbarossa nel 1158, Azzano custodisce tra i suoi vigneti un passato fatto di contese, fede e tenacia dei suoi abitanti. Oggi è un punto di riferimento per l’enogastronomia astigiana, con i suoi vini e il famoso “Dolce dell’Abbazia”». Azzano d’Asti: La Collina del Barbarossa, Tra Vigne, Fantasmi Medievali e Sapori Autentici. 1041, conserva ancora oggi la sua ab- side medievale. Un dettaglio architet- tonico che invita a una sosta contem- plativa sulle stratificazioni storiche dell’edificio. Il Castello: come molte fortezze medievali, anche l’antico Castello di Azzano, un tempo sentinella sui vi- gneti, si è evoluto nel tempo, trasfor- mandosi in una più elegante residen- za. Oggi, sebbene in parte riadattato (un tempo ospitava anche un traliccio con ripetitori), resta un punto di riferi- mento visivo che veglia sul paesaggio circostante. Altri punti di interesse: non manca- no la Cappella di San Rocco, la Cap- pella di San Sebastiano e il più recente murales di piazza Sconfienza, che ag- giunge un tocco di arte contempora- nea e di racconto popolare al cuore del paese. Eccellenze e Tradizioni: Il Sapore della Collina Oggi, l’economia di Azzano d’Asti, ruota principalmente attorno all’agri- coltura, in particolare la viticoltura, che qui trova condizioni pedoclimati- che ideali, grazie ai terreni sabbiosi e ben esposti. Le colline di Azzano sono la culla di vini piemontesi di pregio, in primis il Barbera d’Asti, con il suo carattere intenso e fruttato, ma anche Freisa e Grignolino. Le cantine locali, spesso a conduzione familiare, offrono degu- stazioni che sono veri e propri viaggi sensoriali nella tradizione enologica astigiana.

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